Le cose che faccio e le passioni che mi muovono

Io me la ricordo quella sera

Me la ricordo lucidamente io quella domenica sera. A quest'ora ero nel portone di casa mia in via Parzanese. Il boato era stato talmente forte ed emotivamente terrorizzante da lasciare intontiti anche dopo due ore.

Avevo 6 anni e avevo poca contezza di cosa fosse accaduto. Ero con mia cugina Terenia, mia madre, mia nonna e nessuno altro.

Avevo solo la netta e nitida percezione di trovarmi nel mezzo di un evento veramente straordinario.

In seguito ho sentito usare spesso la parola "terremotati" come un insulto. Sì, come se ci fosse in noi Irpini quasi una colpa nefasta in quella tragedia risalita invece dalle viscere buie della terra.

So solo che, nonostante la neve e il gelo nei mesi successivi, avvertii, come solo un bimbo sa fare ed apprezzare, un clima di comunità tiepido e avvolgente.

Uno smisurato abbraccio sociale.

Le tende, gli aiuti, gente da fuori in soccorso, i camionisti coi baracchini, le famiglie riunite tutte sotto i pochi tetti sicuri rimasti.

So solo che mai, mai nessuno è riuscito a ferirmi con quella parola, "terremotati", anche quando era volta intenzionalmente ad offendere e mortificare.

Perché sin da quando sentii la terra esplodere ed aprirsi sotto i miei piedi di bambino, nel mio cuore e nella mia mente, "terremotati" ha sempre rappresentato un popolo, gli Irpini, che ha saputo affrontare e vincere L'INFERNO IN TERRA, per rialzarsi in piedi col mento in alto come solo noi sappiamo fare.

E io sono e sarò sempre, con orgoglio sterminato, un Irpino Terremotato.