Le cose che faccio e le passioni che mi muovono

Non fu il terremoto

svolgimento

NON FU IL TERREMOTO a creare la pessima classe dirigente politica che vanta questa terra, da Nusco fino ad Avellino, passando per Ariano Irpino.

Prima del terremoto fu l'elettorato, i cittadini di proprio pugno nella urne, in piena libertà e in piena facoltà.

E all'epoca c'era ancora un barlume di democrazia: le tanto odiate preferenze.

Potevi indicare LA PERSONA.

Già, le preferenze. Un grande potere: una grande responsabilità.


NON FU IL TERREMOTO a determinare migliaia di miliardi di lire per questa terra. Fu invece proprio quella classe dirigente indicata dai cittadini.

E quella classe politica stanzió per l'Irpinia migliaia di miliardi di lire, presi arbitrariamente a debito sul futuro (il nostro, di oggi), con lo scopo premeditato di farne quel che poi ne hanno fatto: una macchina di cieco CONSENSO per la loro generazione e non di SVILUPPO per le generazioni future .

Invece che terra di agricoltura diventammo, per l'idiozia di scimmiottare il settentrione, ciò che non eravamo e non saremmo mai stati: terra d'industria pesante, la FIAT.

Invece che fabbriche di marmellate, di conserve di pomodori, di gustose castagne, di ciliegie, di mele, di vini mondiali (IL VINO!!!), di olio invidiabile, di formaggi pregiati, di agriturismo di qualità, di storia, di masserie antiche, d'arte, di cucina, di cultura, di balneazione, di fiumi, di laghi, di terme, di aria salutare e terapeutica, di villeggiatura, ebbene con tutto quell'oceano di soldi a disposizione si preferì l'ennesimo inciucio con il gigante parastatale di Torino.

I "geni politici" irpini che i cittadini avevano mandato al governo a Roma distrussero con la loro sapiente mediocrità e la loro ammirata protervia un tesoro che avevamo da millenni.

Cioè ciò che in Toscana e in Umbria, ad esempio, stavano mettendo a frutto per uno sviluppo a lunghissimo termine, remunerativo, stabile e sostenibile: un brand regionale ad alto valore, da rivendere a carissimo prezzo sia agli italiani che agli stranieri, un prodotto che ci avrebbe fatti non ricchi, ma ricchissimi. E però la ricchezza è libertà, autonomia, un bene non per tutti.

Qui in Irpinia invece bravissimi artigiani e sapienti contadini furono spinti in fabbrica (completamente incapaci per quel lavoro) e di contro eccelse botteghe e fiorenti campagne restarono vuote.


E NON FU IL TERREMOTO dopo sé stesso a decidere deliberatamente di abbattere con le ruspe case, chiese, borghi, monumenti, quartieri, fontane, opere d'arte.

Si scelse in poche settimane di abbattere quanto più possibile e ricostruire in CEMENTO ARMATO invece di restaurare e conservare gli autentici tesori in nostro possesso dal valore inestimabile.


No, NON FU IL TERREMOTO, ma tecnici-politici, o meglio ancora possiamo scrivere usando la E commerciale: tecnici&politici.

Erano stati votati e indicati al comando consapevolmente dai cittadini magari in cambio di una stalla o un fienile divenuti ennesimi scatoloni di cemento armato sfitti nella nostra campagna. Immobili fuori luogo in un paesaggio irreale.


E in fine, anche se non proprio qui ad Ariano, NON FU IL TERREMOTO ad uccidere 3000 persone nel 1980.

Gli assassini furono edifici crollati perché costruiti consapevolmente male. Forse per risparmiare, per guadagnare di più.

Si costruì in economia nonostante il precedente e recente sisma del 1962 e nonostante tutti gli altri innumerevoli sismi che qui immancabilmente arrivano puntuali come le campane delle chiese da migliaia e migliaia di anni.


La fine, il declino, cominciò lentamente con l'arrivo di tangentopoli e l'interruzione del flusso economico statale, attorno al 1993.

Tutto si bloccò quando il grande imbroglio smise di reggere.

Ci dovemmo fermare quando l'Europa ci disse BASTA.

O cambiavamo rotta e stavamo con l'Europa che contava oppure con l'Europa di serie B.

E Ciampi e Amato andarono in missione col cappello in mano a chiedere umilmente scusa in nome e per conto di una generazione scellerata, quella nata fino agli anni 50, che si era mangiata il passato dei loro padri, il loro stesso presente, e tutto il futuro dei loro figli (il nostro) e forse anche dei loro nipoti.

Il tutto a suon di BOT e CCT per pagare assunzioni pubbliche in sovrannumero, tangenti a non finire, baby pensioni retributive e ingiustificato benessere diffuso e generalizzato.


Ciò nonostante ad oggi qui in Irpinia i vecchi e i giovani permangono caparbiamente nella stessa mediocre cultura politica.

Guardano a quel che rappresenta "quel novantenne" con nostalgica ammirazione.

Lo guardano languidamente come un martire perdutamente innamorato del suo carnefice. Surreale amici, surreale.

Ad oggi ancora riecheggia ad Ariano fra Piazza Plebiscito e Piazza Ferrara: "Ah quera Democrazia Cristiana!".

Si amici, proprio quella con la quale tanto spartí il buon vecchio e austero PCI.

Il tutto sulla nostra pelle.

Povera quella terra che non ha fame di libertà e non ha la storia per maestra.